Giulio Nascimbeni
«La fama di Simenon è legata soprattutto al personaggio di Maigret. La carta di identità del commissario gli attribuisce i nomi di Jules François Amédée, nato a Saint-Fiacre par Matignon, figlio unico di Evariste, amministratore del castello di Saint-Fiacre. Studi interrotti di medicina a Nantes. Sposato con Louise, alsaziana, grassoccia, buona cuoca. Senza figli. Abitante al quarto piano del numero 130 del boulevard Richard-Lenoir. Fuma la pipa. Di Maigret è stato detto: “è il suo genere poco eroico a renderlo eroe completo”; “è il guardiano del piacere che si prova sedendo al tavolo di un bistrot per bere una birra o un calvados”; “è un personaggio contraddittorio, ma dalle contraddizioni alimentato, sospinto avanti”; “con la sua corposità è il Nord. Veste male, si gonfia di bevande distillate…”. Di Maigret Simenon diceva: “di veramente mio gli ho dato una regola fondamentale della mia vita: comprendere e non giudicare perché ci sono soltanto vittime e non colpevoli. Gli ho dato anche i piaceri della pipa, ovviamente. E l’assenza di figli perché, quando il personaggio è nato, non avevo ancora i quattro figli che poi ho avuto. Aggiungo che a Maigret ho dato un’altra regola: non bisognerebbe mai togliere all’essere umano la sua dignità personale. Umiliare qualcuno è il crimine peggiore di tutti”».
(«Corriere della Sera», 30 gennaio 2003)
[continua]