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Maigret e il cinema
Scrive Stanley Eskin nella sua biografia dedicata a Simenon: «L’evoluzione del romanzo poliziesco classico si verifica precisamente quando Simenon concepisce e elabora Maigret … Alcuni scrittori decidono d’infondere più vita ai personaggi, di dotarli di una personalità più marcata e anche di rendere la loro esistenza un po’ più dura. D’ora in poi, insomma, essi agiranno con il corpo e l’anima, sostituendosi alle marionette e agli eroi eccezionali della narrativa precedente … Il nuovo detective porta un’arma e se ne serve in caso di bisogno, è rapido e colpisce duro. Il suo linguaggio si adatta alla situazione: diventa rude, colorato dal gergo dei malviventi, generalmente laconico, frequentemente volgare. È l’esatto contrario del detective elegante e sofisticato del romanzo poliziesco classico. Il nuovo detective è Sam Spade di Dashiell Hammett o Philip Marlowe di Raymond Chandler, è Humphrey Bogart che interpreta l’uno e l’altro, è Jean Gabin che impersona Maigret».

L’identificazione del commissario con Jean Gabin, forse il più celebre degli attori che l’hanno incarnato sullo schermo, rivela quanto sia stata importante, nel delineare un nuovo modello di detective, la produzione cinematografica scaturita dalle inchieste di Maigret. Questo focus intende ripercorrerla attraverso quattro decenni – dai primi anni Trenta alla seconda metà degli anni Sessanta –, e insieme gettare uno sguardo al rapporto fra Simenon e il cinema.
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