| Il caso difficile del commissario Maigret
/ Maigret fait mauche / Maigret und sein grösster Fall (dal romanzo
La danseuse du Gai-Moulin > La
ballerina del Gai-Moulin), di Alfred Weidenmann (Italia / Francia
/ Austria 1966), Heinz Rühmann (Maigret).
Maigret a Pigalle (dal romanzo Maigret
au Picratt's>Maigret al Picratt's),
di Mario Landi (Italia Francia 1966), Gino Cervi (Maigret). | |
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| | | | A partire dagli anni Sessanta la televisione prende il sopravvento, e si moltiplicano le serie televisive che hanno come protagonista il commissario. Tra le più fortunate, quella italiana con Gino Cervi, da cui trae spunto il film di Gino Landi del 1967.
Dal canto suo Simenon si sente sempre più lontano dal mondo del cinema, cui del resto lo ha sempre legato un rapporto ambiguo, continuamente oscillante fra attrazione e ripulsa. Ad alimentare la frustrazione dello scrittore,
geloso custode delle sue opere e dell'autonomia assoluta della creazione,
contribuirono di certo affermazioni come quella di Audiard, cui si devono
molte sceneggiature tratte da romanzi simenoniani (fra cui Le président
e Le sang à la tête): «Quando adatti un Simenon
per lo schermo, in realtà non salvi quasi nulla (tutti pensano che
Simenon sia perfetto per il cinema, ma non è vero: tutto accade nella
testa dei personaggi), ma in compenso hai l'essenziale - lo spessore, la
carne
e a partire da questo si possono fare mille cose».
Negli ultimi anni, Simenon può ormai guardare a quel rapporto con
lucidità e disincanto: «Quando scrivo un romanzo, sono solo
nel mio studio. Nessuno mi viene a dire: devi cambiare questo, devi cambiare
quello, questa battuta dev'essere detta in questo modo o in quest'altro,
ecc. Il cinema, invece, dato che mette in gioco enormi capitali e una
grande quantità di persone, ti affibbia almeno venti persone che
ti stanno alle costole per farti cambiare quello che hai scritto. E dopo
sei mesi non c'è scampo: ti becchi un'ulcera o qualcosa del genere».
Cinema e letteratura, ha scritto Claude Gauteur, sono «due modi
di vivere e di creare del tutto incompatibili. Poiché la pazienza
del cineasta gli era preclusa, non restava a Simenon che l'impazienza
del romanziere».
O forse, come ha osservato Truffaut: «Deve stabilirsi un rapporto
affettivo fra una solitudine sullo schermo e una solitudine in sala. È
il segreto di Simenon e sfortunatamente Simenon al cinema viene spesso
deformato». | |
| Per ricostruire le vicende biografiche di Simenon sono fondamentali:
Pierre Assouline, Simenon. Biographie, Julliard, Paris, 1992;
Stanley G. Eskin, Georges Simenon. Alla scoperta di un
protagonista del Novecento, a cura di Gianni Da Campo, Marsilio, Venezia,
1996.
E sui rapporti di Simenon con il cinema:
Simenon et le cinéma, Cahiers Simenon 1, Les amis de Georges
Simenon, Bruxelles, 1988 ;
Claude Gauteur, D’après Simenon. Simenon & le cinéma, Omnibus,
Paris, 2001;
Serge Toubiana e Michel Schepens, Simenon cinéma, Textuel, Paris,
2002. | | |