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Gabin e Maigret, due miti che si incontrano: gli anni Cinquanta








Jean Gabin, che prima della guerra aveva raggiunto una straordinaria notorietà con film come La grande illusione (1937), Il porto delle nebbie (1938), L'angelo del male (1938) e Alba tragica (1939), sembra ritrovare nella seconda metà degli anni Cinquanta, e proprio grazie a Simenon, una seconda giovinezza. Fra il 1956 e il 1960 interpreta ben sei film tratti da suoi romanzi, fra cui due Maigret: Le sang à la tête (1956, da Le fils Cardinaud), Maigret tend un piège (1957), En cas de malheur (1958, In caso di disgrazia), Maigret et l'affaire Saint-Fiacre (1959), Le baron de l'écluse (dal racconto omonimo, in Le bateau d'Emile, 1959), Le président (1960), cui si aggiungeranno in seguito Maigret voit rouge (1963) e Le chat (1971). Gabin diventa così l'attore simenoniano per eccellenza, sia per il numero delle sue interpretazioni che per l'ampiezza dei registri - anche se trovava che nei romanzi di Simenon ci fosse un fondo troppo cupo e disperato.

Dal canto suo, Simenon non cela la sua ammirazione, e nel 1958 dichiara: «Gabin ha fatto un lavoro sbalorditivo, che mi mette persino un po’ a disagio: non riuscirò più a vedere Maigret se non con la sua faccia». E in un’altra occasione: «Ormai non potrò più pensare a Maigret se non attraverso Gabin e Delannoy. E’ seccante. Andrà a finire che per il mio prossimo libro mi chiederanno i diritti d’autore».

Come ha sottolineato Jacques Siclier, in Maigret tend un piège due miti, Gabin e Maigret, «si sovrappongono e si annullano reciprocamente, dando vita a un personaggio completamente reinventato».

Ha scritto su «Le Monde» Jean de Baroncelli: «Gabin-Maigret attraversa i film con il passo pesante e indolente del vecchio funzionario che ne ha viste talmente tante che nulla più può commuoverlo».

Per Manuel Vásquez Montalbán, Gabin si è impadronito di Maigret come Bogart di Marlowe.



   

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