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| | | | Nel complesso, queste prime esperienze
cinematografiche suscitarono in Simenon amarezza e risentimento. Lo si ricava
da questa irrevocabile sentenza del 1936, che coinvolge anche La nuit
du carrefour: «Hanno tratto dei film da tre miei romanzi, e non
credo di essere ingiusto se dico che sono tre pessimi film… Guardi, quando
vorrò davvero fare del cinema, ma farlo sul serio, la sceneggiatura me la
scriverò io … E quando l'avrò scritta, che nessuno si azzardi a metterci
mano per "adattarla" a modo suo. Sarà una mia creatura, e voglio che tutti
la conoscano e giudichino esattamente per come l'ho concepita e realizzata».
D'altro canto, non dobbiamo dimenticare che, come sottolinea Assouline,
Simenon è un «creatore solitario», un «uomo abituato ad
essere il centro del suo universo e il cuore del suo sistema produttivo»,
deciso a «realizzare i suoi film come fossero libri: al di là di qualsiasi
norma, scuola, regola».
A lungo, Simenon non vorrà più saperne di adattare le sue storie per lo
schermo. E in un romanzo del 1967 Le voleur de Maigret, si vendicherà
dell'ambiente del cinema descrivendolo come corrotto e dominato dall'arrivismo.
Punto di vista, questo, inevitabilmente condiviso dalla sua stessa creatura,
il commissario Maigret che, nelle sue Memorie, così commenta l'interpretazione
che di lui è stata fornita sullo schermo:
«Con il primo Maigret del cinema la verosimiglianza era ancora abbastanza
rispettata. Ero diventato un po' più alto, più slanciato. Il viso, naturalmente,
era diverso, ma certi atteggiamenti erano così simili da farmi sospettare
che l'attore mi avesse spiato di nascosto.
«Pochi mesi dopo ero rimpicciolito di venti centimetri e quel che
avevo perso in altezza l'avevo acquistato in circonferenza; sotto le sembianze
di Abel Tarride ero diventato obeso e bonaccione, e così gommoso
da somigliare a un animaletto gonfiabile che sta per volare verso il soffitto.
Per non parlare delle strizzatine d'occhio con cui sottolineavo le mie
trovate e il mio acume!
«Non riuscii a resistere fino alla fine del film, ma le mie tribolazioni
non si erano affatto concluse.
«Harry Baur era di sicuro un grande attore, ma all'epoca aveva una
buona ventina d'anni più di me, e una faccia molle e tragica allo stesso
tempo.
«Lasciamo perdere!
«Dopo essere invecchiato di vent'anni, mi ritrovai, in capo a qualche
anno, ringiovanito di quasi altrettanti con un certo Albert Préjean, a
cui non posso rimproverare nulla - non più che agli altri -, ma che somiglia
molto di più a certi giovani ispettori di oggi che a quelli della mia
generazione.
«Per finire, di recente mi hanno fatto di nuovo ingrassare, quasi
al punto da scoppiare, e contemporaneamente, con la faccia di Charles
Laughton, mi hanno fatto parlare inglese come se fosse la mia lingua madre.
«Di tutti questi, soltanto uno si è tolto lo sfizio di barare con
Simenon e ha giudicato la mia verità migliore della sua.
«Si tratta di Pierre Renoir, che non si è calcato sulla testa una
bombetta, ma ha sfoggiato un comune cappello floscio e abiti come quelli
di un qualsiasi funzionario, che appartenga o meno alla polizia». | |
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