| 


| | | | La versione cinematografica della Nuit du carrefour nasce in maniera
del tutto imprevista, così come l'incontro con Jean Renoir. «Un
mattino, mentre sta scrivendo sul ponte dell'Ostrogoth, arriva
Jean Renoir sulla sua Bugatti. "Simenon, finalmente!" esclama
e gli domanda subito se i diritti de La Nuit du carrefour sono
liberi. Simenon risponde di sì e accetta immediatamente i cinquantamila
franchi che Renoir gli offre … Si conoscono già ma, da questo momento,
diventeranno intimi amici; negli anni Trenta frequenteranno le stesse
persone e ceneranno spesso insieme al ristorante Ramponneau a Parigi.
Prende così avvio una collaborazione non più semplicemente
tecnica e professionale, ma improntata all'amicizia e alla complicità.
Solo la morte di Renoir spezzerà questa solida amicizia: "Era per
me come un fratello", dirà in quell'occasione».
Nella Nuit du carrefour, il personaggio di Maigret è interpretato
da Pierre Renoir, fratello maggiore di Jean. Dirà di lui Simenon
: «Il miglior Maigret, ha capito che il commissario è, innanzitutto,
un funzionario».
Così Jean Renoir ricorda la
lavorazione della Nuit du carrefour: «Quel che mi premeva era
trasferire in immagini il mistero di questa vicenda, subordinando l'intreccio
all'atmosfera. Il libro di Simenon evoca in maniera magistrale il grigiore
di questo crocevia a una cinquantina di chilometri da Parigi. Non credo
che esista al mondo un posto più deprimente. Una manciata di case sperdute
in un oceano di nebbia, pioggia e fango: il romanzo le descrive splendidamente,
tanto che sembrano dipinte da Vlaminck. L'entusiasmo che provavo per l'atmosfera
che Simenon era riuscito a creare mi faceva dimenticare una volta di più
tutto quello che avevo sostenuto circa il pericolo di ricavare un film da
un testo letterario. Affittammo una casa vuota del crocevia e vi prendemmo
alloggio. Una buona parte della troupe dormiva per terra nella stanza principale.
Mangiavamo lì. Quando la notte era misteriosa come desideravamo, svegliavamo
tutti e cominciavamo le riprese. Vivevamo come degli esploratori in un paese
sperduto, eppure eravamo a cinquanta chilometri da Parigi».
Durante le riprese non mancarono incidenti misteriosi, del tutto in linea
con l'atmosfera dei luoghi. Allorché il film venne presentato in anteprima,
i produttori lo trovarono incomprensibile e Jean Renoir dovette ammettere
che due bobine (corrispondenti a circa 17 pagine della sceneggiatura)
erano andate perdute. Di queste lacune Simenon fornisce una diversa spiegazione:
Renoir, in procinto di separarsi dalla moglie e spesso ubriaco, avrebbe
dimenticato di girare un certo numero di sequenze, oppure non le avrebbe
girate per mancanza di denaro. | |
|